Stanco di guerra: il numero 300, il “finale” di Dampyr, l’avventura sempre al centro

No, la serie Dampyr non è finita. Meglio precisarlo, perché si sono letti un sacco di allocchi sui social, convinti di questa cosa che la serie finisse, nonostante pochi numeri fa il curatore avesse dedicato una rubrica alle puntate future. Si vede che qualcuno dei fumetti guarda solo i disegni.

No, la serie Dampyr non è finita con il numero 300, con lo scontro finale con il cattivissimo Lord Marsden e con il nuovo destino dei Maestri della Notte (troppi spoiler?). E’ finita la curatela di Mauro Boselli, che ne tiene le fila fin dal numero uno che un rigore quasi impeccabile. La serie proseguirà, con un nuovo curatore e nuovi filoni narrativi, e ovviamente non sarà più quella.

Ma sono poche le serie a fumetti capaci di arrivare al numero 300. Ancora meno sono quelle capaci di arrivarci ancora in forma. E ancora meno di queste, quelle capaci di arrivarci seguendo un filo narrativo coerente fin dal primo numero e quindi capaci di avvincere e incuriosire a lungo. Dampyr arriva al numero 300, insomma, lasciando ancora un po’ di appetito di storie, anziché la stanchezza di un pasto troppo pesante.

Certo, il percorso non è stato esente da storie affatto memorabili e nemmeno da svarioni o qualche incongruenza narrativa. Ma questo non stupisce, perché Dampyr è un prodotto seriale della stessa pasta dei romanzi d’appendice da cui sono nate le storie immortali di Salgari, Verne, Dumas, Stevenson. Di queste, a mio avviso, conserva le stesse qualità, le stesse “debolezze”, ma soprattutto lo stesso spirito: l’avventura al centro! E pazienza se, per scrivere puntate su puntate, ogni tanto si sbaglia qualcosa (*) o si ricorre a qualche soluzione facile. In fondo, appunto, ciò che conta è l’avventura.

Questo lato avventuroso, unito alle incursioni nella Storia, è ciò che ho più amato di Dampyr. Anzi, dirò di più: mi ha spinto nel tempo a riprendere in mano la narrativa avventurosa classica, riscoprendola con gli occhi di un adulto.

Invece non ho mai amato particolarmente il lato più action e men che meno ultimamente quello più guerresco, anche questo parte dello spirito originale della serie. Quello, sì, in 25 anni ha finito per stomacarmi. E sì, “stanco di guerra” sono io, che ultimamente non trovo più molto affascinanti questi eroi con pistole o fucili sempre in mano, che regolano i conti con i cattivi ammazzandoli.

Ma non è certo Dampyr il problema. Lui – come Sandokan o D’Artagnan – è fedele allo spirito dell’avventura. E’ qui fuori, in un mondo reale dove le guerre diventano cicli infiniti di odio e miseria, che faccio fatica a credere che la giustizia si ottenga imbracciando le armi.

E se ha un merito, questo numero 300, è almeno quello di mettere per un attimo in crisi – anche nell’universo dampyriano – questa polarizzazione tra buoni e cattivi. Facendo provare pietà perfino per l’odioso supercattivo di sempre, qui raccontato nel suo aspetto più “umano” (se così si può dire).

(*) Nota: non cito gli errorini, le incongruenze o le storie sballate che ho in mente, perché non mi interessa. Io gli errori li trovo dettagli di grande bellezza: da piccolo andai al circo e di tutto lo show ricordo solo un trapezista che sbagliò il numero, fu applaudito fragorosamente e al secondo tentativo riuscì. Il suo errore aveva scatenato l’affetto del pubblico. Ho anche pensato che l’avesse fatto apposta.

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