In questi giorni si è scritto tantissimo su Gianfranco Manfredi, la sua figura poliedrica e multimediale: segnalo in particolare l’omaggio di Antonello Catacchio su Il Manifesto e quello di Luca Crovi sul sito della Sergio Bonelli Editore, che tra l’altro illustra bene la “rivoluzione” compiuta da Manfredi nella narrativa italiana.
S’è ricordata giustamente la sua figura di cantautore militante ed è davvero commovente vedere quanti sui social lo ricordano con la sua amatissima “Ma chi ha detto che non c’è”, scolpita a fuoco nella memoria di una generazione.
A proposito di “Danni collaterali”
Del Manfredi cantautore io vorrei ricordare un progetto forse secondario e relativamente recente, in tandem con il pard di sempre, Ricky Gianco: “Danni Collaterali” è una raccolta uscita nel 2003 per le mitiche edizioni de Il Manifesto e il cui ricavato andava a sostenere i progetti umanitari di Emergency.
In quel cd si trovano tutti insieme assieme a Manfredi e Gianco, Eugenio Finardi, Claudio Lolli, Gino Paoli, Suso, Teresa De Sio, Patrizio Fariselli Project (ex tastierista degli Area) e Angela Baggi, Skiantos, Lella Costa, Yo Yo Mund, Fernanda Pivano, Maurizio Camardi e Lucio “Violino” Fabbri. E’ una compilation, in cui trovano posto brani scritti da loro e reinterpretazioni in italiano di brani celebri come di autori come Sinead O’Connor, Ani Di Franco, Emerson, Lake & Palmer, Dougie Mac Lean e così via.
Nasce, spiegano nelle note di copertina, “non solo con l’intento di fare qualcosa di utile per i movimenti e le associazioni che si battono fattivamente per la pace, ma anche e più semplicemente per una spinta emotiva. Le canzoni forse non possono cambiare il mondo, ma se un artista non si lascia toccare da ciò che avviene nel mondo, può in teoria restare un artista, ma di certo è una persona da poco“.
Canzoni mai rassegnate
E’ una compilation, disomogenea per definizione. Eppure nelle canzoni si sente l’emozione, come una vibrazione, qualcosa che si sedimenta e non scivola via. Anche in quelle meno riuscite, magari per i tempi stretti in cui furono prodotte. Le cover in italiano di brani in inglese sono un’operazione intrepida, ma qualcuna sorprende, come la rilettura di “Brothers in arms” di Ricky Gianco.
Canzoni che non esprimono mai rassegnazione, ma denuncia, rabbia, voglia di riscatto. Testi chiari, soprattutto quelli dei brani originali, come scritti sull’onda di un’urgenza di denuncia. E a volte ironici, come la buffissima e grottesca “Sarà, però”, ovviamente di Manfredi e Fariselli, che però ben riassume il clima di guerra e restrizioni delle libertà civili di quegli anni.
Non so quanto si sia sedimentato di quella compilation a vent’anni di distanza, ma che fosse un buon prodotto – o almeno un’opera capace di scaldare i cuori – lo testimonia il fatto che all’epoca andò presto esaurito e fu ristampato. Di certo una valida alternativa alle solite canzoni pacifiste ascoltate fino alla noia.
E un altro motivo per volere bene a Gianfranco Manfredi, eclettico, geniale, ma soprattutto sempre capace di mettere il proprio talento al servizio degli altri, fosse la libreria di prossimità o le grandi cause civili.
La tracklist di Danni Collaterali
1) Teresa De Sio e Yo Yo mundi, Girotondo di Fabrizio De André
2) Ricky Gianco, La loro democrazia/Call it democracy di Bruce Cockburn
3) Patrizio Fariselli Project e Angela Baggi, Luglio, agosto, settembre (nero) degli Area
4) Gianfranco Manfredi, Che ci hanno fatto? / War di Dougie Mac Lean
5) Gino Paoli, Se la storia di Gino Paoli
6) Eugenio Finardi, Un uomo fortunato/Lucky man di Emerson, Lake & Palmer
7) Suso, Brindisi alla vittoria/Drink before the war di Sinead O’ Connor
8) Ricky Gianco e Fernanda Pivano, Danni Collaterali di F. Pivano e R. Gianco
9) Claudio Lolli, Al milite ignoto di Claudio Lolli
10) Skiantos, Pacifisti oltranzisti (la guerra è brutta e cattiva) di Skiantos
11) Gianfranco Manfredi, Sarà però di P. Fariselli e G. Manfredi
12) Ricky Gianco, Fratelli di guerra/Brothers in arms di Mark Knopfler
13) Suso, Gorizia di Anonimo
14) Teresa De Sio, Guerra alla guerra di Teresa De Sio
15) Lella Costa, Lampante/Self Evident di Ani Di Franco
La musica delle edizioni Il Manifesto
A margine, sarebbe bello ricostruire il catalogo delle mitiche edizioni de Il Manifesto. Oltre a questo disco, io le ricordo per avere dato alle stampe una buona parte della produzione di Daniele Sepe, per dire un nome mica da poco. Hanno tenuto a battesimo e cresciuto band meravigliose come i poetici Radiodervish o gli incredibili Ardecore. Dico tre nomi a memoria, forse i più amati.
Le edizioni Il Manifesto furono una vera fucina di musicisti e gruppi di qualità altissima, alternativi al mainstream, in cui trovare sempre insieme stimoli entusiasmanti per la mente e vibrazioni benefiche per l’anima.
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