Meraviglie dei piccoli paesi e delle loro storie: un giro a Guarda Veneta

Giovedì la giornata è stata un po’ girovaga e con il mio girovagare sono approdato nel pomeriggio a Guarda Veneta, per un nuovo incontro del percorso che curo da un po’ di tempo con la Caritas diocesana. Perché proprio a Guarda Veneta?

Cosa c’è a Guarda Veneta

A Guarda Veneta, perché qui c’è un attivissimo circolo Acli, una delle realtà che più assiduamente hanno partecipato e contribuito al percorso di formazione e dialogo fatto in questi anni. E che contribuisce a rendere vitale la piccola comunità in cui opera.

Già nelle precedenti edizioni avevamo previsto una “lezione fuori sede” (ad esempio, alla Casa di Abraham). In questo incontro, in cui ci siamo ritrovati dopo una lunga pausa estiva, ci è sembrato carino allargare gli orizzonti e visitare un contesto nuovo.

Qui ci hanno accolti Patrizia Angeloni e i volontari del circolo, in quello che, più che un incontro di formazione, è stato un piccolo momento di festa.

Al circolo Acli di Guarda Veneta

La prima immagine che ti accoglie all’ingresso del circolo, dietro alla chiesa di Guarda Veneta, è un piccolo museo di cimeli: è quanto rimane del cinema del paese, con il suo proiettore degli anni Cinquanta ormai spento, ma perfettamente conservato.

A restaurare il proiettore e allestire questa piccola esposizione è stato un volontario, appassionato e competente, amante del cinema e delle riprese (passione che ha trasmesso al figlio, tra l’altro, ma questa magari è un’altra storia). E che si è restaurato e rimontato questo vecchio macchinario, il cui vano lampada era diventato dimora e cimitero di piccioni.

Il circolo ACLI ha quasi l’aria accogliente e generosa di un bar o trattoria. Qui, in realtà, si svolgono molti tipi di attività e si incontrano persone diverse.

Qui, con Luisa Pietropoli di Caritas e Niccolò Gennaro del Csv di Padova e Rovigo, abbiamo dialogato con una bella platea di gruppi e associazioni provenienti dai quattro angoli della provincia. Condividendo storie ed esperienze dei loro progetti, che in questo periodo sono circa a metà cammino.

Ad esempio, il gruppo scout di Polesella ha fatto il punto sul loro viaggio avventuroso ed emozionante in Albania, dove hanno dato una mano in strutture per bambini. Sempre a Polesella, invece, un gruppo di persone del paese ha ripulito e recuperato la villa un tempo usata come casa di riposo e la sta trasformando in un orto sociale.

In realtà il tempo della chiacchiere si è esaurito in fretta, anche per Patrizia aveva preparato per noi una piccola sorpresa: una visita alla chiesa di San Domenico, condotta dal bravo Vincenzo Ciciliato, che è anche volontario del FAI.

Una visita alla chiesa di Guarda Veneta

A Guarda Veneta sarò passato qualche centinaio di volte, soprattutto in bicicletta. E’ infatti una tipica tappa di un giro in bici che amo spesso fare, percorrendo l’argine del Po fino a Crespino. Tuttavia, ci ero sempre transitato senza degnare di troppa attenzione il paese.

Di sicuro, non avevo fatto troppo caso alla chiesa di San Domenico, che invece, osservata con gli occhi giusti, svela la sua lunga storia e le molte storie che la popolano.

Recentemente proprio grazie al FAI è stato recuperato il coro ligneo, appena tornato come nuovo grazie all’opera certosina dei restauratori. Ma l’intera chiesa è un piccolo tesoro, non solo per la bellezza delle cappelle e degli affreschi, ma anche per la quantità di storie che racchiude. E che rivivono attraverso le parole di Vincenzo.

Storie di statue antiche, che ancora oggi vengono portare in processione per il paese nei giorni dell’anno a loro dedicate. E storie di statue più recenti, come il Cristo donato dalla famiglia di un soldato sopravvissuto alla seconda guerra. Quel soldato era… il suocero di Patrizia.

Perché le storie e i destini finiscono spesso per intrecciarsi sorprendentemente, non solo nei piccoli paesi. Ed è questa forse una delle piccole meraviglie che si scoprono, quando si riesce a guardare con occhi nuovi quel posto in cui sei passato cento volte.

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