Mettere le relazioni al centro della comunicazione

Giovedì ho fatto un piccolo intervento ad un convegno. Tendenzialmente non scrivo qui di quando partecipo a questo o quell’evento, perché in genere non mi sembrano cose significative. E magari è così anche questa volta, ma mi andava di recuperare almeno alcune delle cose che ho detto.

Il convegno è quello di cui si trova notizia qui e qui, oltre che dettagliata cronaca su vari quotidiani e in questo sito qua. Più che per i grandi ospiti (Livia Turco e Tiziano Vecchiato), per indole ne parlerei volentieri per qualche “piccolo” ospite per me significativo.

Ad esempio il preside Fabio Cusin, dirigente che personalmente ammiro molto (nonostante sia stato mio spietato insegnante di Fisica al liceo): mi sembra uno che nel suo lavoro esprime non solo passione, ma senso civico.

Ho stima anche di Mirella Zambello, assessore ai Servizi sociali di Rovigo. Stima non acritica, sia chiaro. Penso, però, che sarebbe potuta essere un buon sindaco anche a Rovigo (lo è stata in passato a Villadose).

Ma piantiamola con le sviolinate

Ma non è per fare una sviolinata a questa o quello, che ne scrivo qui. In verità, ne scrivo per via del mio breve e strano intervento, che doveva essere dedicato alla comunicazione di alcuni progetti realizzati in questi anni.

In pratica, per parlare di come era stato comunicato il progetto “Cedro” o del portale succedearovigo.it e cose così. Tra l’altro già raccontate in un altro evento e, si sa, io mi annoio facilmente.

Così, nel corso della mattinata e perfino mentre ero già seduto tra gli ospiti della tavola rotonda, ho buttato quello che mi ero preparato e l’ho riscritto, pensando che forse sarebbe stato più interessante parlare di un punto specifico…

Le relazioni al centro della comunicazione

Qualche tempo fa, la collega Valentina del cinema Duomo è andata in una panetteria in centro, a pochi metri dalle bacheche di via Maddalena, in cui ogni settimana esponiamo il programma dei film.

Parlando con la bottegaia, ha scoperto che non sapeva nulla della riapertura del cinema, che pure è avvenuta ormai da più di due anni. Capita. Per un comunicatore non è mai una gioia ricevere riscontri di questo genere, ma ci si fa l’abitudine.

Il paradosso è che la simpatica panettiera passa tutti i giorni davanti alle bacheche, le aveva notate, ma non aveva capito che i poster fossero quelli del cinema Duomo. Nonostante ci sia un enorme logo del cinema Duomo su tutti i poster (e sono tre o quattro 70×100). Può sembrare una storia deprimente, in realtà non lo è.

Quanto contano le relazioni

Tutta una serie di esperienze mi hanno convinto del fatto che in alcuni contesti le relazioni contino più di un bel volantino.

Non è una legge universale: c’è molta gente che va al cinema per il film e magari ci va da sola. E alle volte “basta” un ospite straordinario (tipo Kasia Smutniak o Zerocalcare, per citare due sold out) per attrarre il grande pubblico. Ma in molti altri contesti, quando non è l’evento in sé ad essere attrattivo, vincono le relazioni.

Il compianto amico Luciano Bombarda “arruolava” un centinaio di persone per le cene di beneficenza di Emergency semplicemente… alzando il telefono. “Semplicemente” per modo di dire, perché in realtà faceva qualcosa di molto complesso: chiamava una ad una le persone che voleva invitare a cena.

Le relazioni non sono volantini

Le relazioni richiedono rispetto, pazienza, capacità di ascolto. Si coltivano giorno dopo giorno. Ed è proprio per questo che mi interessano: possono mica essere un antidoto alla convinzione che “comunicazione” sia urlare in un megafono?

In questi anni con il cinema qualche esperimento in questo senso l’abbiamo fatto. Il progetto lo abbiamo raccontato e discusso davanti a dei caffé, presi con singole persone che ci stavano a cuore. La campagna di lancio l’abbiamo fatta con la complicità di un po’ di negozianti del centro storico. E la nostra newsletter si è trasformata da bollettino informativo in una raccolta di storie vere, che dovrebbero essere piacevoli da leggere anche per chi non verrà al cinema.

Con “Succede a Rovigo” siamo partiti un po’ incerti, ma presto l’idea è diventata quella di arrivare a strumenti che consentissero di creare relazioni tra le persone e le organizzazioni. Non ci interesserà mai dire “Guardate cosa è stato fatto”, ma cercare di capire se Mario ha iniziato a fare basket perché ha trovato il modo sul nostro portale. O cose così.

L’happy ending

C’è anche un lieto fine nella storia da cui ero partito: grazie alla chiacchierata con Valentina, ora la panettiera conosce il cinema Duomo. E se queste chiacchierate proseguiranno, magari un giorno scoprirà che c’è un evento che le interessa. Chissà. Nel mentre facciamo volantini, newsletter e affissioni, continuiamo a coltivarle queste relazioni. Sono abbastanza certo che è da queste che verranno gli spettatori migliori, quelli che poi non ci abbandoneranno.

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