Torno a pubblicare un racconto sul sito di REM. “Racconto di Ferragosto” è una fulminante storiella, che si legge per quello che è. Ma è anche un frammento di una cosa più ampia.
Da due o tre anni giro e rigiro una storia, che non ho ancora deciso come voglio scrivere. In attesa di arrivare a capirlo, ho pensato di scrivere dei frammenti. Piccole storie in cui farvi conoscere i personaggi di quella storia (ed esercitarmi a scrivere di loro).
Quando tutti i frammenti formeranno finalmente un disegno sensato, forse avrò capito come scrivere questa strana storia. E dentro questo disegno ci sarà sicuramente l’adorabile signor Giovanni, che qui trovate in compagnia della sventurata moglie.
Buona lettura.
Racconto di Ferragosto
“I giovani di oggi non hanno più voglia di fare sacrifici”, sentenziò Giovanni, lapidario come sempre.
Sedeva con la moglie nell’assolato dopo pranzo di Ferragosto, sotto la veranda di un ristorantino di mare, sulla cui vetrina campeggiava un cartello scolorito, scritto a mano, in cui si cercava vanamente personale per la stagione estiva.
La moglie alzò gli occhi al cielo. In altri tempi li avrebbe chiusi e si sarebbe illusa per qualche istante di avere sposato un uomo bello, prestante e dalla brillante conversazione. Ultimamente si accontentava di sognare ad occhi aperti di avere sposato un uomo appassionato di pesca e di ciclismo e di avere per casa un giardiniere bello e prestante.