Caledonian sunset before the rain. Ovvero, di quando avevamo i capelli e il sabato si suonava

È stato prima dei lockdown, dei coprifuoco e dei green pass: un giorno, in quell’epoca lontanissima (poco più di tre anni fa), sono finito in uno studio di registrazione dalle parti di Arquà Polesine, trascinato dall’amico Enrico Buoso.

Quella mattina ero stato convinto da Enrico a improvvisare un paio di parti di tastiera in un paio di brani che stava registrando. Così mi ero ritrovato davanti ad un enorme mixer con la mia minuscola Micro Korg (unica superstite del mio parco di pianole) a tentare, come un tempo, di dare forma musicale a richieste tipo fammi queste due note qui o fai un suono tipo flautino.

Il ritorno dei Caledonian sunset eccetera

Quella mattina Enrico Buoso stava dando una nuova forma alla band che una forma non ha mai avuto e probabilmente mai avrà: i Caledonian sunset before the rain.

Peccato che poco tempo dopo quel promettente esordio, la pandemia abbia cambiato radicalmente i piani di tutti. E il buon Enrico – recluso in casa a comporre dozzine di canzoni in solitaria – abbia finito per lasciare il suo disco d’esordio nel cassetto dei progetti per l’anno del mai.

Peccato davvero, perché ero curioso di sentire come sarebbe andato a finire quel brano con quelle due note di piano elettrico e quello con l’assolo di synth che non finiva mai.

Bene, superate le tempeste di questi tre anni, pare che Enrico Buoso abbia portato a termine l’opera con la lentezza, pazienza e implacabilità con cui, vent’anni fa, spazzolava gli avanzi del pranzo (ma questa è un’altra storia).

Il primo disco ufficiale dei Caledonian sunset eccetera sarà annunciato al mondo il 21 maggio in un grande evento a Rovigo.

Ma chi sono questi Caledonian?

Essenzialmente, la band Caledonian sunset eccetera sta a Enrico Buoso come i King Crimson stanno a Robert Fripp. Enrico ne è la guida spirituale e il despota illuminato (dei Caledonian, non dei Crimson, ovviamente, altrimenti vivrebbe in un cottage inglese con Toyah Willcox).

Accade tutto intorno al 2002, quando entro nei Rosenkreutz in tempo per suonare sul palco di RO-Woodstock e poi vedere la band colare a picco subito dopo (temo non per merito mio).

Non volendosi arrendere alla tragica fine del gruppo, Enrico convoca d’urgenza il sottoscritto e la bassista Federica Bettarello, anche lei reduce da una breve presenza nei Rosenkreutz.

A rinvigorire la formazione arriva Daniele Bernardinelli, allora chitarrista dei Glitterkidz, qui ricollocato alla batteria.

I brani, come si legge nel sito ufficiale, in sostanza “mescolano le cacofonie tastieristiche di Cesco, il rockeggiamento di Daniele e gli arabeschi pretenziosi di Enrico”. Ma la band dura meno del tempo che occorre per pronunciarne il nome: dopo mille tira e molla e un incalcolabile numero di cambi di line up, alla fine bassista e batterista abbandonano la sala prove e la città, lasciando i fondatori soli con un pugno di strane canzoni scarabocchiate su fogli volanti.

I Caledonian sunset eccetera, insomma, esistono solo sulla carta.

Il mitico EP del Natale 2006

Negli anni successivi, mentre il sottoscritto inanella i primi flop con gli Arachide Jumbo, il buon Enrico porta avanti il brand Caledonian in sporadiche esibizioni in duo con un mezzo genio di nome Massimo Altieri, prelevato di peso dai Genuini.

Finché tutto quell’arabescare di sei corde non trova l’occasione di diventare un pugno di brani: è il Natale 2006, quando svariate persone ricevono copia di uno strano che, contenente ben sei brani musicali e intitolato “Caledonian sunset before the snow” (un tipico esempio di umorismo à la Buoso).

L’EP, oggi una perla per collezionisti, vede Massimo ed Enrico coordinatore del tutto, ma con una presenza piuttosto ingombrante del sottoscritto: contribuisco infatti con l’ennesima versione delle mie “variazioni acquatiche”, in due diverse versioni, e con un brano finale, che sa di riempitivo. Oltre che con qualche parte di tastiera qui e là (tra cui un assolo al rovescio).

Vengono reclutati per compiere l’impresa Filippo Romagnolo (Fufi) e Marco Griguolo degli ex Glitterkidz benché di quest’ultimo alla fine non si trovi traccia nel risultato finale.

La tracklist è la seguente:

  • “Na ta le” (Enrico: chitarra, voce; Massimo: chitarra, voce; Cesco: pianola)
  • “Quinta variazione acquatica” (Cesco: loop di pianola)
  • “Sand” (Enrico: chitarra; Massimo: chitarra, arrangiamenti midi)
  • “Quinta variazione acquatica – reprise” (Enrico: chitarra; Massimo: chitarra; Fufi: basso; Cesco: tastiere)
  • “Christmas song #546” (Cesco: pianola)
  • “Terra” (Enrico: chitarra; Massimo: chitarra; Cesco: tastiere)

Il ritorno del fortunato brand

Dopo quell’EP i Caledonian scompaiono apparentemente per sempre, ognuno alle prese con i suoi progetti musicali e non. Enrico suona in una pletora di gruppi, Massimo viaggia il mondo come musicista classico e il sottoscritto si dedica alle follie degli Arachide Jumbo.

Ma il nome inutilmente lungo torna alla luce nella primavera 2020, allorché, come molti reclusi di tutta Italia, io ed Enrico imbastiamo un paio di brani in cui suono gli strumenti più disparati e disperati, non avendo una tastiera funzionante in casa. Di quei brani si trova on line solo il primo (“Brigate antimovida”) con Enrico alla chitarra e al djembe, mentre io suono uno steel drum e un organetto elettrico.

Una selezione di brani a marchio Caledonian si può ascoltare in questa playlist.

Sarà forse per questo ritorno di fiamma da lockdown che Enrico si rimette a produrre musica con il brand Caledonian sunset eccetera, infestando internet di nuovi brani. Mentre quelli del disco giacciono da qualche parte, in attesa di uno studio di registrazione in cui approdare di nuovo

Come sarà il nuovo disco dei Caledonian

Beh, per la verità nessuno sa come sarà fatto questo nuovo disco. Negli ultimi anni Enrico ha partorito una tale tonnellata di brani così diversi (tra rock, metal, elettronica, pop, folk e contorsionismi difficilmente riconducibili ad un genere solo), che le direzioni musicali di questo disco potrebbero essere virtualmente infinite.

Di sicuro si sa solo che

1) ha coinvolto nell’operazione una trentina di musicisti, tra cantanti, chitarristi, bassisti, batteristi, flautisti, violinisti, pianolisti e chissà che altro;

2) che difficilmente saranno gnole pop orecchiabili e ruffiane da finale di Sanremo, ma più probabilmente ci troveremo lunghi brani dalle strutture barocche e dalle generose sezioni strumentali;

3) che dentro c’è un po’ una selezione dell’infinita storia musicale di Enrico, che ha davvero suonato con qualche decina di gruppi tra i più diversi, oltre ad accompagnare il sottoscritto nei suoi incontri dedicati a “I giorni delle cicale”.

E 4) che alla fine diremo tutti cheppalle ‘sto sound alla Buoso (come ai bei tempi dei Rosenkreutz), ma alla fine questo disco lo stiamo attendendo in tanti come un piccolo evento di famiglia.

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