Io spero sempre che le presentazioni dei miei libri non siano quella cosa mortifera, sborona e autoreferenziale che sanno essere a volte gli incontri con l’autore.
Per me andarci è l’occasione di scoprire pezzettini del mondo. Ad esempio, il 15 dicembre ho scoperto Corbola.
Ho visto la sua rinomata biblioteca, conosciuto l’associazione culturale Delta Sapiens, che fa mille cose in città e chiacchierato di Bosgattia, di Santa Maria in Punta, di Rosetta Pampanini e della sua casa, di Renato Baccara e del prezioso “niente” che c’è in questi luoghi.
Sul Corriere della Repubblica di Bosgattia, è uscita un’intervista che riepiloga alcune delle cose che ci siamo detti. La riporto di seguito.
𝑷𝒓𝒆𝒔𝒆𝒏𝒕𝒂𝒕𝒐 𝒊𝒍 𝒍𝒊𝒃𝒓𝒐 “𝑳𝒆 𝒎𝒊𝒍𝒍𝒆 𝒗𝒆𝒓𝒊𝒕𝒂̀” 𝒅𝒊 𝑭𝒓𝒂𝒏𝒄𝒆𝒔𝒄𝒐 𝑪𝒂𝒔𝒐𝒏𝒊
Nella biblioteca comunale Rosetta Pampanini di Corbola è stato presentato il romanzo “Le mille verità”, Apogeo Editore, scritto da Francesco Casoni. L’evento era inserito nella nuova rassegna letteraria “Corbola legge e racconta”, dedicata quest’anno a tre pubblicazioni di Apogeo Editore. L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra la Biblioteca Comunale “Rosetta Pampanini” e l’Associazione Delta Sapiens ed ha il patrocinio del Comune di Corbola.
A dialogare con l’autore Lara Piva ed è intervenuta anche Lucia Baccara. Nel corso della serata sono state formulate diverse domande.
Cosa c’è di personale in questa storia?
Il libro nasce in effetti da uno spunto reale: la vita professionale di chi lavora come giornalista, specie nella cronaca locale, con articoli pagati 3, 5, 10 euro a seconda della lunghezza, spese di viaggio o telefoniche a carico, la necessità di barcamenarsi tra mille lavori. Per anni di questo tema abbiamo discusso tra colleghi in modo serio e preoccupato: come si possono fare inchieste coraggiose o anche solo verificare una notizia, quando si è pagati 5 euro? Questo spunto nel libro esplode però in chiave satirica: cosa succederebbe se una notizia colossale, folle, incredibile arrivasse a un giornalista poco motivato a verificarlo per tutti i motivi elencati? Nella storia, l’esito è esilarante e grottesco. La verità di cronaca viene sostituita da mille verità, una più folle dell’altra, che ricalcano i tormentoni della stampa e il suo scollamento dalla realtà quotidiana nella ricerca di titoli ad effetto. Nella storia, la verità dei fatti resta un mistero fino all’ultima pagina, quando finalmente qualcuno si prende la briga di verificarlo.
Perché la definisci una storia che fa ridere?
Quando ho scritto questa storia volevo solo far ridere, ma molti in effetti ci hanno visto una riflessione più profonda sul tema dell’informazione e delle fake news. Non c’è contraddizione, perché l’ironia e il sarcasmo sono il linguaggio ideale per dire cose serie, senza prendersi sul serio. Consentono di liberarsi della rabbia, trasformandola in risata. E non c’è nulla di più liberatorio che deridere i problemi (o chi li causa), anziché tenersi la rabbia.
Per me è il fatto che la storia faccia ridere fino alle lacrime resta comunque la soddisfazione principale.
Perché ambientarla a Rovigo?
Rovigo può sembrare uno strano set per una storia, ma è proprio la sua dimensione provinciale e un po’ spenta che lo rende il posto perfetto per una vicenda in cui succede tutto e il contrario di tutto. Si dice che a Rovigo e in Polesine non ci sia nulla, ma proprio questo nulla è una tavolozza perfetta su cui immaginare storie. Il vuoto è uno spazio libero in cui creare. E naturalmente calare eventi grandiosi in un territorio di provincia ha immediatamente un effetto comico irresistibile.
Si dice che a Rovigo non c’è niente…
Come dicevo, per me il vuoto è qualcosa che ha un valore. Se il “niente” del Polesine è il fatto che siamo l’unico territorio non cementificato in ogni angolo in Veneto, il silenzio, la lentezza, questi sono beni che dovremmo addirittura esaltare e valorizzare. C’è gente che paga per fuggire dalla confusione della città e della vita quotidiana.
Che consigli daresti a chi scrive?
Di divertirsi. La scrittura è gioco, è creatività e libertà.
Di non pensare che pubblicherai un libro o che devi compiacere il pubblico. Però, allo stesso tempo, di far leggere le tue cose ad altri, ad ascoltare i loro pareri, soprattutto quelli critici, ed imparare dalle critiche.
E infine di trovare una risposta al tuo “Perché scrivo?”. Per me è fondamentale.
Di cosa parla invece “I giorni delle cicale”?
E’ una storia che ho iniziato a modellare durante il lockdown del 2020, partendo questa volta dal desiderio di immaginare alcuni personaggi e, in particolare un personaggio femminile: Lucia è una donna non giovane, con un marito che la ignora e un figlio assente. La sua vita la rende infelice, ma prosegue in un mesto tran tran quotidiano. Finché non incrocia la strada di Alì, un giovanissimo ragazzo senza famiglia. La cui sola speranza sembra essere una decisione coraggiosa di Lucia: ma il quieto vivere di una vita ingrata può essere meglio di un salto nel buio. Che scelta farà Lucia?


