Postfazione apocrifa alla biografia degli Arachide Jumbo

La reunion degli Arachide Jumbo me l’ero immaginata una cosa scatenata e festosa.

Come quel concertone di fine carriera che non siamo mai riusciti a fare, perché quando abbiamo iniziato a progettarlo (era il 2019) abbiamo finito per litigare sull’eterno tema se fare le cover o fare roba nostra, su cui ci siamo incartati per tutta la carriera.

Invece c’è toccato un funerale. Che peccato. Non un gran finale da mettere nella biografia degli Arachide Jumbo, che io e Nicola avevamo scritto per raccontare di cose allegre, divertenti e belle. Di un gruppo di persone tra i peggio assortiti, ma che stavano benissimo, specie quando c’era da suonare insieme.

Per Gianni, il nostro animale da palcoscenico, avrei preferito ben altra situazione in cui essere al centro dell’attenzione di tutti. Ma almeno la chiesa era strapiena e c’eravamo un po’ tutti.

C’eravamo noi tre Arachide “irriducibili”, ma anche Roberto, con cui ci eravamo ritrovati in una cena a giugno, in cui avevamo iniziato a presagire che Gianni non stava bene. C’era anche Francesco, marito della nostra cantante Barbara e nostro affezionato groupie in molti concerti. C’era Lisa, la nostra ultima cantante. C’era anche Andrea, che degli Arachide è stato tastierista, seppure “a progetto”. E c’erano tutti gli amici di Teatro Insieme, che hanno condiviso il palcoscenico con Gianni e qualche pezzetto di strada con la band.

Poi, per il resto, è andata esattamente come tutte quelle volte in cui ci si trovava tra noi Arachide Jumbo. Con le conversazioni in disparte con Nicola e le dissertazioni con Mario su cosa c’è dall’altra parte. Con Roberto che non si ricorda le cose. Con le barzellette raccontate sul sagrato della chiesa, ma raccontate da Mario, che abbiamo sempre preso in giro perché non era bravo come Gianni.

Mancava solo Gianni che brontolava, se la serata era no, o portava la sua allegra confusione, se la serata era sì. Ma avrebbe rubato la scena a don Andrea, il parroco, che di lui è stato bravo a raccontare il lato luminoso, di “caleidoscopio di talenti”.

Per un momento, durante la messa, ho pensato: pensa che figata sarebbe suonare sull’organo della chiesa qualcosa dei Deep Purple. Ma che noia sarebbe stata, senza le rullate sgangherate del nostro sfrenato, fracassone e imprevedibile batterista.

La foto è stata scattata ad un matrimonio di amici, a cui la band ha partecipato con la consueta dose di follia (con Gianni anche in veste di autista degli sposi).

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