Sabato ho scoperto che in campagna le cicale non hanno ancora iniziato a cantare. Al parco in città, per dire, in questi giorni sono già assordanti. Ma questo dipende probabilmente dalla diversa temperatura. Vorrei tracciare un parallelo sul benessere che dona il tempo trascorso in mezzo al verde e allo stato isterico che produce la città. Ma immagino che il tipo che ieri guidava la mietitrebbia sotto il sole a picco non sarebbe d’accordo con me.
In ogni caso, le mie Cicale hanno esaurito il loro (primo?) ciclo di vita con l’incontro di sabato 18 giugno alla graziosa azienda agricola “La Bocalina”, appena fuori Adria. Il contesto perfetto per raccontare il libro: avrei voluto aprirci il tour, in un posto così.
Arrivederci, cicale!
L’evento conclusivo l’avevo intitolato “Bentornate cicale!”, alludendo al ritorno di questi insetti proprio in queste settimane. In verità avrei dovuto dire “Arrivederci”. Perché, dopo un anno di presentazioni assortite e con le copie del libro ormai quasi esaurite, in qualche modo sentivo che queste date sarebbero state le ultime.
A me piace mettere punti, chiudere cerchi, tracciare bilanci delle cose. Di sicuro non mi piace trascinarle all’infinito, sfilacciarle, sfiancarle. Mi piaceva l’idea di un finale anche per il tour, per poi vedere con calma cosa sarebbe successo dopo.




Il finale alla “Bocalina” è stato perfetto. Non solo per il luogo, davvero delizioso, ma soprattutto per l’atmosfera: una chiacchierata e un rinfresco sull’aia, con Francesca e alcuni dei miei più cari amici tra il pubblico, la presenza di Emergency, mia figlia e i suoi amici che scorrazzavano tra galline e conigli.
Cicale non ce n’erano (in campagna arriveranno tra un po’), ma ci hanno tenuto compagnia grilli, galli e starnazzare di oche. E un vorticare di rondini sopra le nostre teste.
Le gazze della Bocalina
Oltre a scoprire le differenze tra le cicale di campagna e quelle di città, ho fatto conoscenza con le tremende, furbissime gazze.
Mi raccontava Silvia che, al pari delle loro parenti, le cornacchie, le loro gazze sono ghiottissime di noci. E hanno escogitato un sistema ingegnoso per romperne il guscio: le depositano sullo stradone davanti all’ingresso e attendono che una macchina ci passi sopra.
Ho letto qualcosa del genere sulle cornacchie di Mumbai, che scelgono i semafori come trespoli, proprio per far cadere le noci quando la luce rossa e attendere che, con il verde, le auto le frantumino.
Avevo scritto una piccola saga di storielle dedicate agli uccelli su REM, intitolandola “I coinquilini“. E’ bello ritrovare il filo con un’esperienza di scrittura tra le più felici.
E adesso?
Dopo la presentazione adriese, resta una sola copia del libro in possesso di Apogeo editore. Da qualche mese parliamo di una ristampa con materiali extra, ma chissà. Ci sarebbe anche da fare qualcosa con i finali scritti dai ragazzi delle scuole medie di Castelguglielmo, ma anche da dare una forma compiuta alle musiche create dall’amico Enrico Buoso per accompagnare le letture (una vera e propria colonna sonora ispirata dai personaggi del libro).
Insomma, qui si aprono molte strade possibili. Ma per ora la storia finisce a questo punto. Il viaggio è stato accidentato, non sempre felice, ma bello e memorabile. Credo si sia concluso come meglio non si poteva.