Scrivere è un gioco?

Io non ce la faccio proprio a dire che scrivere è un tormento. Certo, scrivere una storia non è una passeggiata. Ci sono mille intoppi, difficoltà, momenti morti, fogli bianchi che non si vogliono riempire di parole, errori, fatiche. Ma proprio per questo, per me scrivere è un divertimento.

Se scrivere fosse facile, lineare, immediato, sarebbe una noia.

Tutte le storie che ho scritto sono state momenti di vero divertimento, di autentica gioia creativa. Il tormento, semmai, è stato pubblicarle. Lì, sì, iniziano i guai (e anche qualche soddisfazione, per carità).

Per “Le mille verità” credo sia evidente la dimensione giocosa. E’ un libro nato giocando con le idee, con il “Cosa succederebbe se”. Quando l’ho scritto, non avevo in mente nemmeno di scrivere una storia, figuriamoci un libro. Il gioco era prendere un fatto assurdo e rileggerlo in mille chiavi diverse, nessuna delle quali era la verità.

“Le mille verità” è di fatto l’erede di quel celebre blog, ormai chiuso, a cui ho contribuito un decennio fa con trame assurde e strampalate, che nascevano in quel caso da rimpalli di idee tra più persone. L’incipit di quel blog era un’invasione di tremors a Rovigo, che veniva sbaragliata fabbricando iguanodonti geneticamente modificati. Non so come, si arrivava a una storia in cui un tizio si suicidava avvolgendosi in un’enorme piadina rovente; un pornodivo obeso di Castelletto di Branduzzo moriva e veniva spedito nello spazio, dove i gas di decomposizione lo trasformavano in una stella; una ciurma di politici locali salpava per i mari del Sud a bordo di una nave con una piscina a forma di coniglio pieno di Happy Hope (una bevanda simile all’Aperol, ma analcolica).

Uno iniziava un pezzo di storia, l’altro cuciva un evento successivo e così via, di capitolo in capitolo, fino a deragliare ben oltre il plausibile. Una stagione letteraria fervidissima.

La scrittura come rompicapo

Anche se “I giorni delle cicale” è decisamente più intimo e dolente, nasce da un gioco non molto diverso. Qui, però, il gioco è stata la costruzione dei personaggi. Anche in questo è un romanzo esattamente opposto a “Le mille verità”.

Là ero partito dagli eventi, qui ho iniziato a scrivere quasi senza un’idea di trama. Avevo lavorato per mesi ai personaggi, pensandoli e ripensandoli (non senza qualche “buco” nella loro storia, che poi è venuto fuori dopo la pubblicazione, ma non se n’è accorto quasi nessuno). Quando ho avuto abbastanza chiaro chi erano, ho immaginato un set, un quartiere con un grande parco. E li ho gettati sulla scena, stando a vedere cosa avrebbero fatto.

Come si sarebbero comportati Lucia o Nevio, incontrando Alì? Questa domanda è stata da subito la chiave di volta della storia. Anche se avevo una vaga idea iniziale, in verità l’ho scoperto mentre scrivevo. E, mentre la storia si svolgeva, ho scoperto che non mi ero fatto altre domande: ad esempio, come si sarebbe comportato l’apatico figlio di Lucia con l’arrivo di Alì? Non era scontato. E nemmeno era scontato cosa avrebbe fatto Dominique, una volta che gli eventi si fossero svolti.

Scrivo perché ho bisogno di sorprendermi

Io scrivo per la gioia di scrivere. Anzi, io immagino per la gioia di immaginare. Ho una miriade di idee in testa, che nascono da osservazioni quotidiane. La maggior parte evapora in fretta. Qualcuna riesco a fissarla su carta, in forma di appunti disordinati. Un’infima parte inizia a diventare una storia.

Trasformare l’idea in una storia, in fondo, segue l’andamento stesso di una buona storia: si parte, senza sapere dove si andrà a finire. E nel mezzo ci saranno ostacoli, intoppi, difficoltà, insuccessi, vittorie, sorprese. Potrei dire, insomma, che scrivo per il bisogno di divertirmi.

Ma la parte più divertente è quella iniziale, in cui nasce quell’idea, magari destinata all’oblio, ma che per una manciata di minuti mi rallegra la giornata. Io scrivo perché ho ancora bisogno di sorprendermi.

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑

Scopri di più da Basso Veneto

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere