Vado al lavoro in bici

Una delle novità più rilevanti di quest’ultimo periodo, da quando ho salutato il mio posto di lavoro precedente per entrare nello staff di Zico, è che la strada da fare per andare al lavoro si è allungata. Il che non è necessariamente un problema.

Quando ho iniziato a valutare l’idea di lavorare per Zico, una delle prime cose che ho verificato è stata la possibilità di andarci in bici. In questo senso, il coworking e gli altri servizi della cooperativa hanno tra i punti di forza un collegamento quasi perfetto con il centro storico, anche per chi preferisce pedalare sotto la pioggia, che imbottigliarsi nel traffico in mezzo a dozzine di tizi incazzati.

La sede di Zico è sopra al centro commerciale Alìper, ossia attaccata all’area fiere del Censer e all’università. Arrivarci in bicicletta dal centro è abbastanza semplice e non troppo tortuoso. Basta prendere da qualche parte la pista ciclabile che passa sotto a ponte Marabin e procedere in direzione della stazione ferroviaria. Lì, da qualche tempo, è stato finalmente prolungato il collegamento ciclopedonale fino a piazzale Riconoscenza.

Arrivati al piazzale occorre vagabondare qualche secondo fino ai giardini di fronte alla stazione, scendendo una ripida rampa e imboccando finalmente la ciclabile che prosegue senza interruzioni fino al Censer e oltre, arrivando fino agli argini dell’Adige.

La ciclabile è comodissima, per quanto trascurata come un po’ tutte le ciclabili. In questo caso, buche assassine, cordoli squadrati e un tratto interamente al buio rendono il viaggio sicuramente avventuroso la sera, ma potenzialmente letale per raggi e cerchioni. Occorre prestarci attenzione.

Il fatto è che a Rovigo le piste ciclabili sono ritenute generalmente luogo di cazzeggio, più che strumenti per spostarsi per ragioni serie. Questa cosa è diventata evidente durante il lockdown, quando sono state chiuse tutte le ciclabili, senza prendere in considerazione l’ipotesi che qualcuno potesse usarle per andare a lavorare in sicurezza. Mi rendo conto, del resto, che questa ipotesi trova ben pochi riscontri in una città record per numero di automobili pro capite.

In ogni caso, per me il polso della situazione sono le giornate di neve: se l’efficienza nello spazzare le strade varia da nevicata a nevicata, da sempre, qualsiasi sia il colore della giunta al governo, le ciclabili restano sommerse di neve anche per giorni. Si dà per scontato evidentemente che i ciclisti si muovano solo con il bel tempo.

Questa nuova, disastrata pista ciclabile è una bella scoperta di questo periodo. Un percorso che apprezzo anche con il freddo, la nebbia, il maltempo. Immersa nel verde, ha esibito tutta la tavolozza dei colori autunnali in ottobre e novembre, per poi diventare spoglia e silenziosa.

La mattina presto, quando sgambetto in direzione Zico, incrocio una miriade di passeri, cardellini, cinciallegre, pettirossi, merli, tortore, gazze e chissà quanti altri uccelli. Ed è una gioia ascoltarne il pigolare nascosto, nelle giornate di nebbia in cui tutti i suoni sembrano ovattati.

Vado al lavoro in bici e ne sono felice. Senza dare lezioni di etica a nessuno, mi sembra il mio piccolo contributo a ridurre l’inquinamento. Ma poi, alla fine dei conti, dietro c’è una motivazione puramente egoistica: sono sempre andato in bici, perché mi faceva stare bene.

E tuttora andare e venire quattro volte al giorno, per dodici chilometri al giorno, senza velleità agonistiche, ma sentendo il fiato che torna sempre più forte nei polmoni giorno dopo giorno, mi stanca meno che trascinare le chiappe sul sedile dell’automobile e farmi portare lungo un viale trafficato.

Che a Rovigo è un modo di pensare ritenuto generalmente folle. Ma se non fossi stato folle, probabilmente non avrei mai deciso di cambiare lavoro.

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