La gioia e la paura di cambiare

“Cambiamento” è forse la parola più importante del 2020, anno in cui cambiamenti radicali hanno toccato tutti, fin nei più minuti aspetti di vita.

Sono da poco entrato a Zico, una nuova e vivace impresa sociale, che nasce dall’esperienza di Coopup Rovigo, e che abbiamo voluto presentare con un evento proprio sul tema del cambiamento: come opportunità, come gioia, spesso come necessità.

Le emozioni del cambiamento

Quattro gli ospiti dell’evento, legati da questo fil rouge. A loro, in veste di conduttore, ho chiesto di parlare di sé a partire da un’emozione: a Marco Drago, astrofisico, ho chiesto di parlare dello stupore, lo strumento fondamentale dello scienziato (qui il suo intervento); a Luisa Cattozzo, assessore comunale, ho proposto la paura, che è paura di cambiare e soprattutto di fallire (qui il suo intervento).

A Giovanna Zecchin dell’azienda agricola La Galassa ho chiesto di raccontare la gioia di innovare nel mondo dell’agricoltura (qui il suo intervento); infine a Nadia Bala, atleta paralimpica e ormai amica di vecchia data, ho chiesto di partire dalla tristezza di quando il cambiamento ti cade addosso, per raccontare la vita che viene dopo (qui il suo intervento).

Euforia, inquietudine, attesa del cambiamento

Il cambiamento si può leggere da opposte chiavi di lettura: è qualcosa che capita o qualcosa che si agisce, può essere negativo o positivo, può condurre al successo o al disastro, può ispirare gioia o malinconia.
Avendo chiaro che avrei dovuto parlare di un tema complesso, controverso e spesso abusato, ho pensato di chiedere ai miei amici su Facebook quale emozione associano a questa parola: cambiamento.
Mi sono trovato per le mani qualche decina di parole, non sempre emozioni in senso stretto, che ho poi riassunto in una slide, una sorta di cervello, ma potrebbe benissimo essere la classica nuvola.

Interessantissimo guardarle tutte assieme, perché vi convivono stati d’animo molto positivi (gioia, entusiasmo, euforia, energia) e stati d’animo molto negativi (la paura, la stanchezza, l’inquietudine, perfino un senso di morte) e ancora stati d’animo legati all’attesa, alla sospensione. Infine anche una serie di parole che esprimono disillusione, di chi è stufo di sentire parlare di cambiamento e non vedere cambiare nulla.

Bisogno di cambiamento

Ci sta tutta, la disillusione. In fondo esprime bene quanto forte sia l’attesa del cambiamento.

Negli ultimi decenni e ancora più intensamente in questi anni si sono succeduti leader politici che promettevano i cambiamenti più radicali, salvo cambiare poco e generalmente mai in meglio le condizioni di vita delle persone.

Eppure il bisogno di cambiamento è forte e sentito, anche perché le cose cambiano comunque intorno a noi. Basta pensare ai cambiamenti climatici. Insomma, il cambiamento ci può investire, ma può essere anche la spinta a cambiare a nostra volta. In fondo anche la pandemia da Corona virus poteva essere la spinta a ripensare il nostro stile di vita, no?

Raccontare il cambiamento significa stare in equilibrio tra questi contrasti. E in fondo è ovvio: qualsiasi storia racconta un cambiamento, altrimenti sarebbe noiosa. E le storie belle sono piene di emozioni, non solo le emozioni positive, ma soprattutto quelle negative. Quello che vogliamo dal protagonista, mentre affrontiamo insieme il viaggio, è vederlo affrontare le sue paure, lottare contro il dolore, sfogare la sua rabbia. Altrimenti quale valore avrebbe, arrivati alla fine, vivere felici e contenti?

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