Adolf Hitler non era morto. Lo sapevate?

Ultime notizie: il Fuhrer non è morto a Berlino nel 1945, ma è scappato in Sudamerica, vivendo una serena vecchiaia dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Interessante, no? Potete pure riscrivere i libri di Storia. Ma passiamo alle previsioni meteo per il weekend.

Non so quanti ricordino le incredibili rivelazioni uscite appena un mese fa, non sul tipico sito complottista, ma con il massimo rilievo sul sito dell’Ansa.

La maggiore agenzia di stampa italiana ci informava che, stando all’ennesimo file desecretato dai misteriosissimi archivi della Cia, il buon vecchio Adolf era ancora vivo e vegeto negli anni Cinquanta, da qualche parte in Sudamerica. Lo prova addirittura una foto, in cui il simpatico ex dittatore non manca di sfoggiare i tipici baffetti che lo hanno reso un’icona del Ventesimo secolo.

hitler still alive

Quando leggo un giornale, mi aspetto che le notizie siano vere. Di conseguenza, se mi sembrano notizie clamorose, mi aspetto che siano trattate con cura. Per capirci: mi aspetto che la notizia di Adolf Hitler redivivo – in Colombia o dove cazzo era -, dato che riscrive la storia del Novecento, sia trattata pressappoco con la stessa attenzione riservata al bombardamento delle Torri gemelle.

Invece, curiosamente, il giorno dopo aver buttato lì uno scoop sconvolgente, l’Ansa non ne parla più. Hitler era vivo o no? Mah. Dicono di sì, ma non si capisce. Approfondiamo? Si vedrà. Se c’è tempo. Beh, passiamo ad altro. Fine. Più o meno come quella di Kennedy ucciso da un poliziotto (sempre secondo un documento Cia desecretato). Dopo il titolone di un giorno, più nulla.

L’ipotesi di una fuga di Hitler in Sudamerica, magari aiutato dalla Chiesa e dalla Spagna franchista, è vecchia come il cucco e oggetto di una miriade di appassionanti teorie e ricostruzioni, ovviamente non confermate da prove.

Qualunque giornale serio dovrebbe trattare queste cose con un minimo di scetticismo, per rispetto verso i propri lettori. Ma ho l’impressione che ormai i quotidiani, tanto i cartacei, quanto quelli on line, siano sempre meno interessati al livello intellettivo dei loro lettori.

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