La necessità di essere ironici (ed autoironici)

Un po’ in ritardo, segnalo una recensione de “Le mille verità”, trovata nel blog The Omega Outpost, la cui ecclettica autrice racconta (anche) le proprie letture.

E’ già più che soddisfacente scoprire che qualcuno non solo ha letto il tuo libro, pescandolo nell’immenso mare dell’offerta editoriale, ma si è anche preso il tempo per commentarlo.

Al di là del giudizio positivo che dà del libro (che ovviamente mi fa piacere), ho apprezzato la recensione perché coglie un paio di aspetti del libro a cui tengo particolarmente.

Scrive l’autrice: “La storia rientra un po’ in quello che potremmo definire un giallo giornalistico, ma svicola dalle etichette, essendo arricchita di molti altri elementi – quali, ad esempio, una solida vena umoristica, che passa dal far sorridere il lettore ad arma del disincanto per far riflettere”.

Innanzitutto, è vero che mi sono trovato per le mani un libro che non sapevo come etichettare. Ho scelto di presentarlo come una commedia grottesca, sottolineando la componente comica e grottesca, con l’intento di non essere preso troppo sul serio. Mi ritrovo del tutto anche nella descrizione di una comicità che non si limita a far sorridere, ma sfocia nel disincanto.

Infine, prendo come un complimento una frase verso la conclusione: l’autrice sostiene che il libro “parte da domande del tutto solide e serie, ma che trasmette al lettore con leggerezza, senza pretendere di dare risposte definitive”. Tengo molto a questo lato “leggero”, non perché non mi voglia impegnare, ma perché per me l’ironia e l’autoironia sono fondamentali per evitare di prendersi troppo sul serio, fare prediche e convincersi di avere la verità in tasca.

La recensione completa è qui

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