Ho sempre dei problemi, con i nomi, nei racconti di fantasia.
Purtroppo non ho un metodo: pesco il primo nome che mi viene in mente, oppure apro un libro, il giornale, qualunque cosa abbia davanti. E saccheggio nomi.
In una seconda revisione, li sistemo. Faccio delle abbinate improbabili, sperando di non pasticciare. Se riesco, controllo. Ad esempio, se cito il tal consigliere regionale del tal partito, controllo che non ci sia nessuno con quel nome.
La regola è, in genere, cercare di non usare cognomi che rimandino a persone reali. In un caso mi è scappata – il caso è, ovviamente, “Le mille verità”, l’unica roba che ho pubblicato – e l’esito è stato un naufragio di relazioni umane.
Il problema, è che ci sarà sempre qualcuno che ti chiederà perché quel cognome e non quell’altro. E comunque ci sarà sempre qualcuno che si riconoscerà o riconoscerà qualcun in una persona dal nome e cognome completamente diverso. In una realtà provinciale e provincialotta come Rovigo, è inevitabile.
Come risolvere la questione una volta per tutte? D’ora in poi assegnerò ai miei personaggi delle stringhe alfanumeriche al posto dei nomi. Verranno fuori dei bellissimi dialoghi, tipo questo:
“Ciao – disse Xy879pp238h – come ti chiami?”
“Mi chiamo 99b6754RTRu76”, sussurrò maliziosa lei.
“Wow! – esclamò lui -. Come la password del mio wi-fi!”
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