Una volta ho fatto un tipico acquisto compulsivo: la noce di cocco. Arrivato a casa, mi sono trovato a fissare questa specie di roccia pelosa, interrogandomi su come avrei fatto ad aprirla.
Penso che, sotto diversi aspetti, viviamo in un’epoca fortunata. Oggi per sapere come aprire una noce di cocco basta chiederlo a Google. Grazie ad un freddo ed efficiente algoritmo possiamo trovare facilmente risposta alla maggior parte di domande su aspetti pratici della nostra vita quotidiana.
Ai tempi dei miei genitori, questo non era scontato. Bisognava chiedere a qualcuno che già sapeva farlo oppure arrivarci da soli. Non so se fosse meglio o peggio, a dire il vero.
Come si cucinano gli spaghetti alle vongole? Come mai la lavatrice si è bloccata? Come ottenere un certo calcolo usando Excel? Sul web, oggi, si trova praticamente una risposta a tutto.
Una sera, chiacchierando con amici, cercavo conferme di una storia che circola da tempo, ma che mi è sempre sembrata una bufala: è vero che se ti butti sotto un treno, le ferrovie manderanno una richiesta di risarcimento danni alla tua famiglia?
Cercando su Google non ho trovato una risposta chiara alla questione, che emerge in vari articoli di cronaca degli anni più disparati. Forse la questione è troppo controversa. La vera potenza del nostro algoritmo di ricerca preferito, in effetti, si mostra quando la nostra ricerca riguarda aspetti pratici.
Sarà per questo che Google s’è sentito in dovere di fornirmi, come accade sempre, una lista di ricerche attinenti che potevano interessarmi. Ed ecco, tra queste, cosa mi suggeriva di provare a cercare: “come buttarsi sotto al treno”, “morire sotto un treno è doloroso”, “buttarsi sotto un treno è doloroso”, “fa male morire sotto un treno”.
Ne deduco che c’è un tot di gente che cerca informazioni su questo tipo di morte. Il che è comprensibile. Dovendosi togliere di mezzo, si cerca di capire qual’è il modo più efficace e meno doloroso per farlo. Purtroppo Google Trends non mi è di aiuto nel misurare questo tipo di ricerche. (Non ci sono dati sufficienti per elaborare le consuete tabelle).
Basta, comunque, provare una delle ricerche suggerite con nonchalance dell’algido algoritmo, per accedere ad un mondo di forum in cui adolescenti e non dibattono sul tema. Meglio impiccarsi, dice uno. Io mi butterei sotto il treno, perché voglio una morte estrema, dice l’altra.
Un altro dice che ha iniziato a fumare per procurarsi il cancro, ma è troppo lento, così ha cercato ebay una macchina per raggi X. Gli risponde uno che suggerisce di passare all’alcol, molto più devastante.
E così via. Nel senso che mi fermo qui. Servirebbero altre competenze per valutare se è un dibattito inquietante e pericoloso, se può essere un modo per esorcizzare un male, se sono normali discorsi da adolescenti o qualcosa di più. Ma è un tipo di conoscenze che il nostro adorato e amorale algoritmo, per ora, non mi può offrire.
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