In un’epoca in cui gli italiani leggono sempre meno e vengono pubblicate tonnellate di libri destinati ad essere ignorati, ho scritto un libro. Mi sembra oggettivamente una grandissima cazzata.
Del resto, è una grandissima cazzata, oggettivamente, anche fare figli in tempi di crisi economica, precarietà lavorativa e dissipamento ormai irreversibile delle risorse naturali.
Il problema è che un libro non nasce libro. Prima ci sono delle idee, che diventano una storia. E quando hai per le mani una storia finita, la tentazione di pubblicarla è irresistibile.
Nel mio caso c’era questa storiella di un anziano rimasto chiuso in ascensore, che stava lì da qualche anno. E una vicenda assurda immaginata parecchio tempo fa, anch’essa abbozzata e lasciata da parte.
Non ricordo quando, probabilmente all’inizio dell’anno, queste e altre cose si sono mescolate tra loro e hanno trovato un senso. Il resto è stato un lavoro di cucitura di tutti i pezzi, scritti nei momenti più improbabili.
Determinante, alla fine, è stato affidare la storia quasi finita alle mani della mia compagna Francesca. Non tanto e non solo perché si è sobbarcata due o tre revisioni, ma soprattutto perché solo lei poteva dirmi se valeva la pena andare oltre o rinunciare.
Alla fine sono andato oltre, avendo la fortuna di conoscere un editore vecchio stampo come Paolo Spinello di Apogeo, uno che i libri li pubblica se gli piacciono, accollandosi il rischio d’impresa (non uno di quelli che pubblicano qualsiasi cagata, facendosi pagare, per intenderci). A lui e a Sandro Marchioro, l’editor e prezioso suggeritore, sono grato per l’opportunità che mi hanno dato.
Infine, tanta gratitudine all’amico e collega Nicola Cappello, l’unica altra persona a cui ho affidato le bozze del romanzo perché mi desse un parere.
Nel libro c’è un po’ di tutto: un giornalista superficiale, una barista oca, un anziano rimasto chiuso in ascensore, un’altra giornalista che invece…, un metallaro sfigato, un meccanico fighetto, una parata di politici e amministratori desiderosi di mettersi in mostra, sullo sfondo di un misterioso e controverso evento. Attendo con pazienza che mi vengano a chiedere riscontri sul tal personaggio e sul tal evento, ritenendoli ispirati a personaggi ed eventi reali. Per non parlare di chi mi chiederà se c’è qualcosa di autobiografico (probabilmente sì, dato che il protagonista è un idiota). Sicuramente, dunque, la più grande cazzata è stata ambientare il tutto tra Rovigo e il Delta del Po.
“Le mille verità” esce il 6 settembre in libreria. Oppure si può comprare on line, ad esempio qui. (Oppure sui soliti Ibs.it, Amazon e altri di cui darò i link al momento giusto).
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